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Capodanno 2013 a Big Trout

Capodanno 2013, mi alzo con calma e, assieme al mio “scudiero” (mio figlio di 4 anni), parto per una pescata a trote in cava, con l’idea di fare due passi, prendere un po’ d’aria e smaltire il cenone.

Dopo un’overdose di caffè, giungo al primo laghetto, dove trovo due amici che sono in pesca sin dal primo mattino e sono a “cappotto”, per cui, dopo aver scambiato quattro chiacchiere, risaliamo in macchina e dirigiamo verso un altro laghetto… situato giusto dall’altra parte della provincia.

Giunti al laghetto prescelto, una classica cava a pagamento, monto la Legend Elite 7’6” ML-XF monopezzo (ma disponibile anche in versione 2 pezzi), canna acquistata per la pesca “finesse” al bass sui grandi laghi prealpini dalla barca, ma che per lunghezza, potenza e azione risulta ideale per la pesca a trote in laghi naturali o cave a pagamento, e che ho già testato in precedenza per la pesca ai salmonidi con piccole soft-baits innescate su testine autoassemblate, con risultati molto positivi, come con questo salmerino di fonte:

Foto0284

Come esca opto per il fidato PICA SPOON della DAMIKI nella versione da 3,5 grammi, un piccolo cucchiaio ondulante che già nelle precedenti  uscite in cava si è dimostrato “devastante”, consentendomi catture nettamente superiori ai miei compagni di pesca, tutti pescatori esperti.

Al posto dell’amo singolo di serie, ho montato sui miei PICA delle ancorette in due versioni: standard del nr. 12 e short-shank (gambo corto) del nr. 10. Inoltre ho rimosso il moschettone frontale di serie, in modo da agganciare l’esca ad un moschettone con girella annodato alla lenza, velocizzando l’operazione di cambio dell’esca.

Data l’acqua di questa cava, piuttosto torbida, opto per ruotare a turno i tre colori che prediligo in acque velate e su trote d’allevamento: “neon orange”, “pink” e “chartreuse”, mentre per acque chiare e trote selvatiche consiglio i colori “ayu”, “rainbow” e “cosmos”.

Nell’arco di mezz’oretta incanno le prime due trote: sono fario, e capisco che gli esemplari di questa specie, come fanno spesso, sono posizionati nel sottosponda, a solo 1 o 2 metri da riva, a contatto del fondale; aggrediscono il PICA lanciato parallelamente alla sponda, e fatto sfarfallare molto lentamente, con qualche pausa in trattenuta per farlo calare.

Il gestore mi ha però segnalato che, in concomitanza delle festività natalizie, è stato effettuato un lancio di trote iridee giganti, di cui la maggior parte è già stata catturata, ma qualcuna pare sia scampata e ancora presente nel lago: pertanto decido di rinunciare alle fario del sottoriva, e insisto con lanci verso il centro lago, recuperando il PICA a velocità molto bassa e costante.

Uno degli aspetti strabilianti di questo cucchiaio, nella versione da 3,5 grammi, è la grande lanciabilità: sebbene abbia un profilo molto compatto, la gittata di lancio è comparabile ad ondulanti standard da 5 grammi, e superiore a vari modelli intorno ai 4 / 5 grammi con lamiera sottile. Conto di provare a breve il PICA nella versione da 4,6 grammi, che dovrebbe guadagnare ulteriore lanciabilità.

La seconda dote del PICA, a mio parere, è il fatto che mantiene un nuoto stabile, ampio e regolare anche a velocità di recupero molto ridotta, velocità alla quale gli altri cucchiai vanno “in stallo” perdendo il proprio movimento: questa peculiarità consente di adottare una velocità di recupero, quando necessario, estremamente lenta, in grado di fare la differenza quando le trote si dimostrano apatiche e svogliate. La capacità di mantenere un’azione regolare anche a bassa velocità è la dote che distingue le esche migliori anche in altre categorie di esche “da cava”, come ad es. i minnow e i rotanti.

Inoltre la St. Croix Legend 7’6” ML-XF, grazie alla notevole lunghezza, combinata con la potenza Medium-Light e l’azione Extra-Fast, è perfetta per guadagnare diversi metri in lancio rispetto alle canne più corte, con potenza M o azione Fast.

Mi metto su una punta e, al secondo lancio col NEON ORANGE, avverto la mangiata, aspetto di sentire il peso della trota e ferro: capisco immediatamente che si tratta di una big; la Legend col suo cimino “cedevole” ammortizza ottimamente le sfuriate della trota, e per fortuna un vicino “garista” si offre di guadinarmi il pesce, una femmina con le uova che si presenta ben pinnata e con i colori tipici delle trote salmonate, scura sul dorso e con la banda laterale di colore acceso. L’ancoretta ha fatto presa saldamente nell’angolo della bocca.

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Rifletto sul fatto che il PICA si dimostra evidentemente un’esca in grado di catturare trote di qualsiasi taglia, dalle piccole fario alle iridee giganti, che risultano anch’esse attratte da questo cucchiaio dalla sagoma molto compatta: una possibile spiegazione è che queste trote d’allevamento, incluse quelle giganti, sono abituate a cibarsi di mangime in forma di pellet di piccole dimensioni, che cala verso il fondo lentamente, pertanto la piccola sagoma del PICA con la sua lenta azione, risulta un boccone appetibile dagli esemplari di qualsiasi taglia, incluse le giganti.

Riprendo la pesca, spostandomi verso un’ansa, e dopo pochi minuti, sempre col PICA colore NEON ORANGE, mentre il cucchiaio è ormai a 5 / 6 metri da riva, sento un’altra botta in canna a cui segue una sfuriata in stile “carpa”: il pesce punta il fondo con una forza davvero incontenibile, la curvatura della Legend è eccellente, la frizione del mulinello fa il resto, ma stavolta ci vuole molta calma e pazienza, perché questa trota ha una resistenza notevolissima e continua a puntare il fondo senza farsi vedere, pertanto bisogna farla stancare senza forzare. Solo dopo molti minuti, durante i quali devo appoggiare il calcio della Legend sull’avambraccio per fare leva, con il pesce che appena vede il guadino riparte in quarta verso il fondo facendo cantare la frizione, il trotone deve arrendersi e finisce nel guadino: alla pesatura sfiorerà i 4 kg. Stavolta la trota è agganciata in punta di becco con un solo amo dell’ancoretta, e sicuramente l’azione “cedevole” della vetta della Legend 7’6” ML-XF è stata determinante per non perderla.

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La pesca continua, nel frattempo mi ha raggiunto sul posto un amico: mentre lui con i classici artificiali (rotanti, ondulanti, minnow e gomma) non riesce a catturare, tanto che finirà la giornata a “cappotto”, io col PICA di tanto in tanto riesco ad allamare qualche trota di taglia “standard”.

A metà pomeriggio il cielo si fa nuvoloso, la luce cala improvvisamente e comincia a soffiare un vento freddo che increspa l’acqua; decido di passare al PICA nel colore PINK, sempre modificato con una piccola ma robusta ancoretta. Lancio di traverso ad un’ansa del laghetto, e dopo 2 giri di manovella sento un’abboccata netta, attendo un secondo poi ferro di lato: è ancora una big, che parte di traverso come una locomotiva, e mi costringe a seguirla camminando sulla sponda, tanto che alla fine mi troverò a 50 metri dal punto in cui l’ho agganciata! Dopo una lotta veramente lunga, in cui anche questa trota si difende in stile carpa, anche questa big finisce nel guadino, con l’ancoretta del PICA ben piantata nell’angolo della mascella. E tre!

Manca poco allo scadere del permesso di pesca, quindi decido di spostarmi su un altro lato della cava: il colore PINK in queste condizioni di luce evidentemente è la scelta giusta, perché vedo una gigante inseguire il cucchiaio e sbagliarlo, urtandolo e spingendolo in avanti senza riuscire ad aspirarlo… e, poco dopo, una seconda big che incredibilmente, a pochi metri dalla sponda, si materializza dal nulla salendo in verticale e dando una tocca leggera al PICA, senza però rimanere agganciata. Il tutto mentre i pescatori a striscio accanto a me non catturano.

Riesco comunque a prendere un’ultima iridea di buona taglia, che si difende con ripetuti salti fuor d’acqua, facendomi concludere il permesso di 4 ore con un bottino di peso notevole… e che avrebbe potuto concludersi in modo ancora più insperato se avessi incannato anche le due ultime big-trout. Anche in funzione del “cappotto” del mio compagno, e della media di catture dei pescatori a striscio e galleggiante, il PICA SPOON si è nuovamente dimostrato un’esca “devastante”, in grado, in determinate condizioni, di fare la differenza.

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