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La livrea che fa la differenza

Qualche tempo fa su face book ho pubblicato una foto che ha riscosso parecchio interesse e che mi ha spinto a scrivere quanto segue per approfondire l’argomento che tanta curiosità ha suscitato. Spero che con questo piccolo articoletto possa soddisfare almeno un po’ la curiosità e chiarire qualche punto che ho tralasciato in quella breve descrizione.

 Condizioni climatiche, qualità dell’acqua, spot, e orario della nostra sessione di pesca sono tutte peculiarità da tenere ben a mente quando andremo a selezionare la colorazione del nostro artificiale.

In genere prediligo le colorazioni naturali, ma non sempre sono redditizie; difatti lo sconvolgersi della solita metodica di pesca porta spesso ad affinare la tecnica e a condurci allo strike. In natura colori accesi applicati alla pigmentazione della livrea di pesci o di altri esseri come cefalopodi o anemoni, indicano un campanello d’allarme, sono recepiti come pericolo e ne evidenziano spesso la velenosità. Questi chiari ed evidenti segni di pericolo però sono compresi e capiti dai pesci solo se il corpo che li emette sia statico o semi statico, se il corpo si muoverà con andamento veloce saranno intercettati e metabolizzati in maniera differente. Bande nette applicate a un long jerk, ad esempio, su recupero medio veloce potrebbero dare l’impressione al predatore di 3 o 4 pesci foraggio come ad esempio muggini in fuga. Se alle bande nette aggiungiamo colori accesi, allora potremmo, nelle condizioni sopraindicate (mare scuro, sporco e cupo), aumentare la visibilità dell’esca e incrementarne l’appetibilità e la voglia di attacco del predatore.

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 Scegliere quindi colori che non esistono in natura o comunque che non richiamano nessuna specie autoctona dei nostri mari può quindi sconvolgere la percezione del predatore.

A volte può rivelarsi una scelta azzardata, dirottando addirittura l’attacco, ma il più delle volte è da considerare stimolante la ferocia del predatore.

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Un esempio palese di quanto detto finora è dimostrato dalle foto correlate quanto scritto. In questo caso l’arma vincente é stato un darther di casa Duo, il Terrif dc7 bullet.  Il nome di questo piccolo plastichetto già dice tutto, bullet che tradotto significa proiettile, perché nonostante le sue dimensioni e il suo peso contenuto presenta un’ottima lanciabilità consentendo di raggiungere distanza certamente rilevante. Un wobbling e un rolling eccellenti uniti a una tenuta altrettanto ottima sia su recupero lento che veloce fanno sì che si presti ottimamente a molteplici situazioni di pesca e quindi a vari tipi di recupero. In questa situazione ho optato per un recupero lento con sostanziosi stop and go che ha esaltato il suo “scodinzolare” aumentando il potere ipnotico del colore in questione.

Concludo dicendo che utilizzare colorazioni naturali è sempre un ottima scelta, ma bisogna tener conto di tutti i fattori che possono avere influenza sulla nostra pescata: chi pensa che il colore non conti ma sia fondamentale solo il movimento si sbaglia perchè al buio o quando l’acqua è torbida e scura solo il movimento e le vibrazioni non bastano, il colore giusto fa si che il predatore individui meglio la possibile preda anche a distanza incrementando notevolmente le possibilità di levarci il cappotto e divertirci con un bel combattimento con un amico pinnuto.

RC STREET FISHIN CREW RAPPRESENT.

Alla prossima Regaz

Scopelliti Angelo, YO!

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