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Damiki:La famiglia dei Jig si allarga,Tokon 3-6gr‏

La Damiki, marchio conosciutissimo ed affermato a livello mondiale,non smette mai di sorprenderci e di venire incontro alle necessita’ dei pescatori più’ esigenti e specializzati nelle varie tipologie di pesca. Quest’anno in particolare, tra le novità’ che ha proposto ha voluto presentare un’esca già conosciuta ed apprezzata da molti ma accontentando tutta quella fascia di pescatori sportivi che praticano il Light Game sia in Fresh Water che in Salt Water. Sto parlando di un piccolo Metal jig che personalmente ho usato e testato al meglio sia nei mari nostrani che nelle difficili acque Sudanesi: il Tokon Jig Jr. Proposto precedentemente in grammature e lunghezze che partivano dai 20gr di peso x 6cm di lunghezza ad un massimo di 60gr x 9cm e che quindi, date le dimensioni, si tirava fuori da questo piccolo e sempre più’ praticato mondo del Light Game.

 

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Come detto precedentemente è un Metal jig che va a collocarsi nell’ormai ampia famiglia dei Casting jig di Damiki. La nuova versione viene prodotta in due grammature:

quella da 3 gr;

e quella da 6gr;

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Come il fratello maggiore,viene proposto con un’ancoretta Owner (in questo caso Black Crome) di eccelsa qualità’ e un’Assist Hook dressato con dei filamenti olografici molto accattivanti e visibili in acqua, che danno un senso di sinuosità’ in più’ all’esca sia in fase di caduta, che in fase di risalita. Per quanto concerne la scelta di montare un Micro Assist su un Micro metal jig la reputo alquanto innovativa e funzionale. L’aggiunta di quest’elemento a mio parere è utilissima, perché avere un ‘assit sul jig fa si che molte tipologie di pesci che sono solite creare un piccolo vortice con la bocca per nutristi (ad esempio Ricciole, piccoli carangidi, Cernie, Sciarrani, ecc…), cadano vittima dell’assist. Questo perché essendo più’ mobile rispetto l’ancoretta sarà’ la prima cosa che giungerà’ in bocca al pesce  nel momento dell’abboccata. Diciamo che il criterio dell’assist è stato studiato proprio per questa ragione, inoltre, se ci ritroveremo a pescare in zone difficili con fondali rocciosi poco regolari e con alte probabilità’ di incaglio potremmo in tutta faciltà rimuovere l’ancoretta e pescare unicamente con l’assist, riducendo notevolmente le probabilità’ di incaglio.

A differenza di altri Jig come il Back Drop oppure il Balhae la forma del Tokon Jig Jr. rimane molto più’ regolare. Non presenta sul corpo scalanature o depressioni ma, si differenzia proprio per avere entrambe le facce simmetriche. Il peso è ben bilanciato su questo jig, in particolare nella parte centrale, caratteristica che permette all’esca di non scendere perfettamente in verticale, ma in posizione semi orizzontale, producendo un movimento “basculante” durante la caduta verso il fondo e facendo in modo di rallentare tutta l’azione di pesca. Quindi in definitiva si può dire che è un jig che ci consentira’ di sondare più’ lentamente i diversi strati d’acqua grazie a questa sua caratteristica di discesa sul fondo.

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Personalmente trovo molto interessante quest’alternativa di bilanciare il peso su tutta la superficie dell’esca, è una realtà’ che si distacca un po dalle solite forme proposte sul mercato oramai sempre più’ particolari e complesse. Il Tokon Jig Jr. si differenzia per la sua forma estremamente semplice ed altrettanto funzionale e soprattutto per la cura nei dettagli che ha voluto far saltare subito all’occhio Damiki. Un piccolo ma grande capolavoro che si è guadagnato un posto nella mia “Light Game Case”in meno di qualche ora di pesca.

Sin da subito ho avuto un riscontro positivo come vedrete dalle catture effettuate qui sotto. Si tratta di una sola sessione di pesca durata 2-3 ore, nella quale sono riuscito a battere diversi spot come: scogliera, area portuale e spiaggia. La scogliera che ho battuto è caratterizzata da massi molto grossi che vanno a formare l’intera struttura del porticciolo. Al di fuori del porto vi è un fondale caratterizzato da questi massi che degrada man mano fino al fondo, per raggiungere all’incirca i 20mt di fondo. I protagonisti di questa pescata sono state le Aguglie, che in questo periodo incominciano ad accostare in fitti banchi dando vita a molteplici catture.

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Ma non sono mancate le sorprese. Infatti mi sono imbattuto in una stupenda Leccia Stella che mi ha fatto divertire con le sue fughe fulminee.

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 L’area Portuale è per me un posto magico dove si è creato un’ecosistema del tutto differente rispetto alla conformazione dell’isola di Capri, e dove si può’ tentare la cattura di molteplici specie.

Dato che avrei utilizzato principalmente il Tokon Jig Jr. mi sono soffermato a pescare in un’area dove il fondale è caratterizzato esclusivamente da sabbia e piccoli sassolini, con una grossa concentrazione di minutaglia, attirata da uno scarico di acqua calda proveniente da una centrale elettrica. Il classico ambiente in cui possiamo trovare i “Pesci lucertola” che in questa sono sono stanziali, e raggiungono pezzature davvero molto interessanti.

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Successivamente ho deciso di cambiare spot e pescare su un fondale di 5-6mt, facendo arrivare il Tokon Jig Jr. a mezz’ acqua e farlo saltellare a ridosso della parete. Da subito ho notato che una quantità’ impressionante di Sparli aggredivano il jig in caduta, e di li a poco le catture non sono mancate.

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Ed infine ultima ma non per importanza la spiaggia. Un altro posto che ritengo molto valido e che puo’ regalarci sorprese inaspettate, come nel mio caso una splendida “Perchia”

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e un coloratissimo “Sciarrano”

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Andrea Desiderio.

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IL BALHAE, IL METAL JIG UNIVERSALE

Se c’è una tecnica che non ha mai attirato la mia attenzione è proprio lo spinning alla cheppia (Alosa fallax). E’ una pesca che perlopiù ho sempre visto praticare dagli anziani locali: spalla contro spalla a lanciare, spesso con attrezzature improponibili, vecchi ondulanti “insacchettando” tutto ciò che rimaneva all’amo… Insomma, questa visione poco romantica dello spinning alla cheppia me ne ha sempre tenuto lontano.

Ma quest’anno qualcosa è cambiato… Tutto è iniziato a fine aprile quando, quasi per caso, mi faccio convincere a dedicare una pescata alla cheppia. Seppur poco convinto, faccio buon viso a cattivo gioco e scelgo l’attrezzatura da portarmi dietro: una 5/8 da 7’ non troppo rigida in grado di lanciare e gestire esche dai 5 ai 20gr. L’idea, carpita in rete, è quella di utilizzare come esca i metal jig che normalmente uso in mare e dei quali sono ben fornito.

Lo spot è per fortuna deserto, siamo soli io e il socio di pesca. I segni in acqua sono inequivocabili e la presenza dei pesci è chiara fin da subito. Ma per avere i primi attacchi dobbiamo capire come pescare. Non appena capito “cosa” lanciare e “come” recuperarlo arrivano infatti le prime mangiate di quella, che alla fine, si rivelerà una pescata estremamente divertente con numerose catture (tutte puntualmente rilasciate), inseguimenti e cheppie slamate.

La prima giornata alla cheppia si conclude così, con tanta voglia di riprovarci. Purtroppo pochi giorni dopo è iniziato il periodo di chiusura e abbiamo dovuto lasciare (giustamente) in pace i pesci. Ma alla riapertura, in questi primissimi giorni di luglio, ci siamo ritrovati sul fiume e qualche altra cattura l’abbiamo fatta!

Eccone alcune, mie e del socio di pesca, fatte nelle varie uscite:

 

Cheppia1 - damiki balhae r.e.a.l. pe tow

cheppia damiki balhae 2.1

 

 

Nonostante la massiccia presenza di pesce, sia chiaro, allamarne una non è così scontato. E’ infatti di fondamentale importanza trovare l’esca giusta e recuperarla nel modo giusto. Nel mio caso (e non solo nel mio…) l’esca giusta è stata il Balhae il metal jig di Damiki di cui ho già avuto modo di parlare in precedenza (DAMIKI BALHAE, IL METAL JIG!) e che mi ha sempre dato belle soddisfazioni.

E non mi ha deluso neppure stavolta! Recuperato linearmente, sfruttando la sua azione di nuoto che potrei definire “wobbling stretto”, con frequenti stop & go e variazioni di velocità è stato spesso in grado di scatenare l’istinto predatorio delle cheppie anche quando la loro attività non era proprio intensa.

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E’ un’esca estremamente facile da usare: sul lancio, soprattutto se abbinato ad una treccia morbida, liscia e sottile come la nuova R.E.A.L. PE di TOW, vola via lontano, in acqua lavora efficacemente in tutte le situazioni (dai cavalloni marini ai forti correntoni tipici dei “torrentoni” di fondo valle) e si adatta ad una infinità di recuperi lasciando al pescatore solo l’imbarazzo della scelta.

Il Balhae è quindi un metal jig senza ombra di dubbio ben fatto. Si presta ad una moltitudine di tecniche: strepitoso in salt water si è rilevato micidiale anche in acqua dolce sulle cheppie. E molto incoraggianti sembrano essere anche i risultati ottenuti con i persici reali… ma di questo parleremo un’altra volta!

damiki balhae cheppie alosa fallax

 

A questo punto è opportuno spendere due parole anche per la treccia che, in questa particolare pesca (così come in altre), svolge un ruolo fondamentale migliorando la qualità della pescata con conseguente maggior soddisfazione. Sia chiaro, si pesca anche con un nylon dello 0.30, ma si gode poco…

Ma quali sono le caratteristiche che dovrebbe possedere un buon braid? Secondo me:

  •  morbidezza: garantisce una perfetta imbobinatura ed una fuoriuscita fluida del filo guadagnando importanti metri nel lancio senza rischiare “parrucche”. Ho notato che durante la pescata il branco di cheppie tende a spostarsi continuamente nel tratto di fiume in cui staziona costringendoci a “cercarlo” perlustrando l’intera zona di pesca. A volte possono essere sotto riva, altre volte a centro fiume ma altre volte ancora sulla riva opposta. Riuscire a lanciare la nostra esca (a volte di pochi grammi) a distanze notevoli è quindi spesso fondamentale.
  •  sensibilità: va da se che pescando a “lunga” distanza è essenziale avere una treccia molto sensibile che ci faccia stare sempre in contatto con il nostro artificiale riducendo le ferrate a vuoto;
  •  ottima resistenza sia al nodo che come carico di rottura: un ottimo rapporto tra diametro e carico di rottura ci da la libertà di optare per diametri più sottili. Ciò comporta lanci più lunghi e meno resistenza alle forti correnti laterali del fiume (il filo non forma la fastidiosissima “pancia” che ci farebbe perdere il contatto con l’esca costringendoci a recuperi troppo veloci).

Bene, è possibile ritrovare tutte queste caratteristiche di sensibilità, facilità di lancio e affidabilità nel nuovo R.E.A.L. di TOW il braid 4 fili multicolore che si sta dimostrando un gran filo adatto a tutte le tecnice light sia in f.w. che in s.w. dallo strepitoso rapporto qualità/prezzo.

REAL PE TOW BLACK FLAGG

Cheppia4 - damiki balhae r.e.a.l. pe tow

 

Cosa aggiungere? La mia considerazione per questo pesce è senza dubbio aumentata: predatore vorace e buon combattente in grado di esibirsi in salti spettacolari, cosa chiedere di più?

 

Prima di chiudere mi piace ricordare che quello che scrivo è frutto delle mie esperienze personali e sono concetti validi per i mie spot e per il mio modo di pescare. Nella pesca non esistono verità assolute (quello che è vero per me può non essere vero per un altro) e ninente può sostituire l’esperienza maturata sul campo pescando.

Con questo vi saluto, alla prossima!

Luca