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IL BALHAE, IL METAL JIG UNIVERSALE

Se c’è una tecnica che non ha mai attirato la mia attenzione è proprio lo spinning alla cheppia (Alosa fallax). E’ una pesca che perlopiù ho sempre visto praticare dagli anziani locali: spalla contro spalla a lanciare, spesso con attrezzature improponibili, vecchi ondulanti “insacchettando” tutto ciò che rimaneva all’amo… Insomma, questa visione poco romantica dello spinning alla cheppia me ne ha sempre tenuto lontano.

Ma quest’anno qualcosa è cambiato… Tutto è iniziato a fine aprile quando, quasi per caso, mi faccio convincere a dedicare una pescata alla cheppia. Seppur poco convinto, faccio buon viso a cattivo gioco e scelgo l’attrezzatura da portarmi dietro: una 5/8 da 7’ non troppo rigida in grado di lanciare e gestire esche dai 5 ai 20gr. L’idea, carpita in rete, è quella di utilizzare come esca i metal jig che normalmente uso in mare e dei quali sono ben fornito.

Lo spot è per fortuna deserto, siamo soli io e il socio di pesca. I segni in acqua sono inequivocabili e la presenza dei pesci è chiara fin da subito. Ma per avere i primi attacchi dobbiamo capire come pescare. Non appena capito “cosa” lanciare e “come” recuperarlo arrivano infatti le prime mangiate di quella, che alla fine, si rivelerà una pescata estremamente divertente con numerose catture (tutte puntualmente rilasciate), inseguimenti e cheppie slamate.

La prima giornata alla cheppia si conclude così, con tanta voglia di riprovarci. Purtroppo pochi giorni dopo è iniziato il periodo di chiusura e abbiamo dovuto lasciare (giustamente) in pace i pesci. Ma alla riapertura, in questi primissimi giorni di luglio, ci siamo ritrovati sul fiume e qualche altra cattura l’abbiamo fatta!

Eccone alcune, mie e del socio di pesca, fatte nelle varie uscite:

 

Cheppia1 - damiki balhae r.e.a.l. pe tow

cheppia damiki balhae 2.1

 

 

Nonostante la massiccia presenza di pesce, sia chiaro, allamarne una non è così scontato. E’ infatti di fondamentale importanza trovare l’esca giusta e recuperarla nel modo giusto. Nel mio caso (e non solo nel mio…) l’esca giusta è stata il Balhae il metal jig di Damiki di cui ho già avuto modo di parlare in precedenza (DAMIKI BALHAE, IL METAL JIG!) e che mi ha sempre dato belle soddisfazioni.

E non mi ha deluso neppure stavolta! Recuperato linearmente, sfruttando la sua azione di nuoto che potrei definire “wobbling stretto”, con frequenti stop & go e variazioni di velocità è stato spesso in grado di scatenare l’istinto predatorio delle cheppie anche quando la loro attività non era proprio intensa.

 cheppia-damiki-balhae-2-4

 

cheppia-damiki-balhae-2-5

 

 

E’ un’esca estremamente facile da usare: sul lancio, soprattutto se abbinato ad una treccia morbida, liscia e sottile come la nuova R.E.A.L. PE di TOW, vola via lontano, in acqua lavora efficacemente in tutte le situazioni (dai cavalloni marini ai forti correntoni tipici dei “torrentoni” di fondo valle) e si adatta ad una infinità di recuperi lasciando al pescatore solo l’imbarazzo della scelta.

Il Balhae è quindi un metal jig senza ombra di dubbio ben fatto. Si presta ad una moltitudine di tecniche: strepitoso in salt water si è rilevato micidiale anche in acqua dolce sulle cheppie. E molto incoraggianti sembrano essere anche i risultati ottenuti con i persici reali… ma di questo parleremo un’altra volta!

damiki balhae cheppie alosa fallax

 

A questo punto è opportuno spendere due parole anche per la treccia che, in questa particolare pesca (così come in altre), svolge un ruolo fondamentale migliorando la qualità della pescata con conseguente maggior soddisfazione. Sia chiaro, si pesca anche con un nylon dello 0.30, ma si gode poco…

Ma quali sono le caratteristiche che dovrebbe possedere un buon braid? Secondo me:

  •  morbidezza: garantisce una perfetta imbobinatura ed una fuoriuscita fluida del filo guadagnando importanti metri nel lancio senza rischiare “parrucche”. Ho notato che durante la pescata il branco di cheppie tende a spostarsi continuamente nel tratto di fiume in cui staziona costringendoci a “cercarlo” perlustrando l’intera zona di pesca. A volte possono essere sotto riva, altre volte a centro fiume ma altre volte ancora sulla riva opposta. Riuscire a lanciare la nostra esca (a volte di pochi grammi) a distanze notevoli è quindi spesso fondamentale.
  •  sensibilità: va da se che pescando a “lunga” distanza è essenziale avere una treccia molto sensibile che ci faccia stare sempre in contatto con il nostro artificiale riducendo le ferrate a vuoto;
  •  ottima resistenza sia al nodo che come carico di rottura: un ottimo rapporto tra diametro e carico di rottura ci da la libertà di optare per diametri più sottili. Ciò comporta lanci più lunghi e meno resistenza alle forti correnti laterali del fiume (il filo non forma la fastidiosissima “pancia” che ci farebbe perdere il contatto con l’esca costringendoci a recuperi troppo veloci).

Bene, è possibile ritrovare tutte queste caratteristiche di sensibilità, facilità di lancio e affidabilità nel nuovo R.E.A.L. di TOW il braid 4 fili multicolore che si sta dimostrando un gran filo adatto a tutte le tecnice light sia in f.w. che in s.w. dallo strepitoso rapporto qualità/prezzo.

REAL PE TOW BLACK FLAGG

Cheppia4 - damiki balhae r.e.a.l. pe tow

 

Cosa aggiungere? La mia considerazione per questo pesce è senza dubbio aumentata: predatore vorace e buon combattente in grado di esibirsi in salti spettacolari, cosa chiedere di più?

 

Prima di chiudere mi piace ricordare che quello che scrivo è frutto delle mie esperienze personali e sono concetti validi per i mie spot e per il mio modo di pescare. Nella pesca non esistono verità assolute (quello che è vero per me può non essere vero per un altro) e ninente può sostituire l’esperienza maturata sul campo pescando.

Con questo vi saluto, alla prossima!

Luca

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