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Salento on the (Light) rock…..

Ormai quando organizzo un viaggetto sto sempre ben attento a lasciare un pò di posto per il minimo necessario per una pescatina veloce, bastano davvero un marsupietto con un po di minuteria varia ed una decina di buste di gomma per poter affrontare spot e predatori diversi sia in acqua salata che dolce….è così che quel poco spazio a disposizione è sempre riservato alla mia fedelissima due pezzi: la Reins Aji Ringer Raz 7’2’’ UL

Reins RAZ Solid Tip

Quest’ultimo weekend mi ha portato lontano dal mio amato/odiato Adriatico romagnolo verso le coste ioniche della Puglia, non vi ero mai stato prima, ma le foto ed i racconti di alcuni amici salentini mi avevano preparato ad un ambiente totalmente differente da quello che trovo solitamente nelle mie zone, e sicuramente notevolmente più invidiabile.

Sapevo di avere soltanto uno spezzone di pomeriggio da dedicare alla cattura di qualche nuova specie ed ho deciso di passarlo nella bellissima cornice della Perla dello Ionio, Gallipoli.
Tutta la città vecchia è situata su una piccola isola calcarea circondata da scogliere sia naturali che artificiali e da un mare da far invidia a mete molto più blasonate o esotiche.

Black Flagg Syndicate Salento

La preda che desideravo maggiormente era lo Scorfano (Scorphaena scrofa), ma non ne avrei naturalmente disdegnata qualsiasi altra non presente nelle mie zone.
Ho optato da subito per una montatura Light Texas rig (amo Vanfook Worm 35B #6, Black Flagg Leadd Sinkerz da 1/8 oz ) per poter scendere anche negli anfratti più bui e profondi tra le scogliere; ed è proprio in questi ambienti, rispetto alle acque leggermente più aperte, nei quali ho sentito già dai primi lanci il maggior numero di attacchi.

Reins Hog Tiny

Come esca ho optato per il Reins Hog Tiny 2″, le sue appendici e codine muovono più acqua rispetto ad un esca dritta e ne rallentano la discesa risultando perciò catturante anche in fase di affondamento; la colorazione #310 Stawberry mi è sembrata da subito molto apprezzata, sono infatti bastati pochi minuti per avere all’amo la prima preda…un discreto Ghiozzo paganello (Gobius paganellus)…ironia della sorte proprio quello che “infesta” le acque di casa mia…continuo comunque fiducioso e di fatti alla seconda mangiata arriva il primo Scorfanotto squamoso (Scorphaena maderensis)!!!

Reins Hog Tiny scorfano

Nonostante le ridotte dimensioni capisco subito che è una preda molto “scomoda”!!! Ha forza e velocità e stanarlo da diversi metri d’acqua tra piccoli anfratti rocciosi non è affatto semplice, per fortuna il T.O.W. Fnss Fluorocarbon da 6 lb sopporta adeguatamente gli sfregamenti sulle rocce e mi permette di osare di più rispetto ad un comune nylon.

T.O.W. Fnss Fluorocarbon

Le catture si susseguono abbastanza regolari, porto alla luce diversi Scorfanotti (Scorphaena maderensis) di piccole dimensioni con delle colorazioni davvero stupende, aspettando solo qualche esemplare più “cicciotello”.

Reins RAZ scorfanottoL’acqua appena fuori dagli scogli è di un limpido incredibile, vedo lavorare l’esca a diversi metri di profondità e cerco di farla arrivare nelle fessure tra gli scogli sommersi, una piccola pausa, qualche saltello e sento una bella mangiata, più decisa delle precedenti…in ferrata la canna si piega e sento il peso di un esemplare più importante…il combattimento dura alcuni secondi, in questi ambienti non bisogna lasciare neanche un centimetro di filo al pesce o si rischia di perderlo e così, con un po’ fortuna, riesco a stanare uno Scorfano (Scorphaena scrofa) decisamente più bello dei precedenti!!!

Reins Hog Tiny scorfano

Ha una colorazione diversa ma è comunque bellissimo e dopo un paio di veloci foto sono contento di rilasciarlo alle sue acque!!!

Reins scorfano

Ormai il tempo a disposizione stava finendo e sarei già contento di come stava andando e mi avvio di nuovo verso la città vecchia, gli ultimi tre lanci prima di andare e “sbam”!!!! Una gran botta ed a farmi visita questo volta è una bella Cerniotta bruna (Ephinepelus guaza)…anche lei inedita tra le mie catture!!!

Reins Hog Tiny cernia

Le poche ore a mia disposizione mi fan lasciare lo spot con tanta voglia di continuare e tanta voglia di scoprire cosa nascondono queste bellissime acque, ma il Light Rock Fishing è anche questo, un modo semplice, veloce e divertente di vivere la nostra passione in qualsiasi posto abitato da predatori di scogliera e non!! Un ultimo selfie per far invidia a qualche amico Romagnolo e si torna a casa, sperando di tornare presto in questo “paradiso”

Black Flagg Syndicate

Giacomo Pozzi
Black Flagg Syndicate

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Una Serata “Controcorrente”

Le condizioni meteo mi hanno costretto ad una lunga pausa invernale durata circa un mese e mezzo, gennaio è stato un susseguirsi di perturbazioni ed il mare è sempre rimasto in pessime condizioni.
Ieri ho finalmente interrotto il digiuno, una serata di mare calmo, in assenza di vento, mi ha fatto passare una splendida pescata, corredata da un paio di catture nella media.

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Oggi sono riuscito a trovare una scappatoia per approfittare della serata, visto che da domani le condizioni peggioreranno nuovamente.
Arrivo nello spot verso le 18:00, sta per calare la notte, sono leggermente in ritardo, ho perso il cala sole, ma bisogna fare di necessità virtù.
Le condizioni sono peggiori di quanto previsto, un teso vento frontale di levante, gelido come la neve, mi penetra le ossa. Il cielo è cupo, completamente coperto dalle nubi. Il mare è leggermente formato, le onde sono di dimensioni apprezzabili e creano una bella schiuma corposa. Condizioni ideali per uno Spinning leggero, vento a parte, ma non si prestano certo ad una battuta ad Eging.
La spiaggia è quasi deserta, avvisto solo due tipi a distanza considerevole che tentano di pescare, probabilmente stanno già provando da un’ora buona.
La voglia di pescare è tanta, so bene che non avrò altre occasioni per una settimana buona, domani è previsto un forte peggioramento e decido di tentare ugualmente. Intanto mi accorgo che i due tipi si arrendono e decidono di levare le tende, probabilmente perché stremati dal vento.
Al primo lancio mi accordo subito che gli Egi normali non riescono a raggiungere una distanza soddisfacente, inoltre la corrente peggiora le cose trascinando l’Egi verso sinistra, costringendomi a pescare in diagonale. Molti si sarebbero arresi alle condizioni meteo marine, me compreso, se non fosse stato per il mio asso nella manica: Sumizoku 3.5 Deep.
Questa Totanara è pensata per lavorare con batimetrie importanti, l’ho usata con ottimi risultati dalla barca, senza aggiungere nessun tipo di sinker. Malgrado i suoi 25 grammi che le conferiscono un assetto decisamente affondante, mantiene buona reazione alla jerkata ed un movimento naturale molto adescante. Non amo gli Egi del 3.5, tant’è che quando scelgo questa misura passo direttamente al modello deep, tuttavia devo riconoscere che in più di un occasione hanno selezionato le dimensioni della preda portandomi spesso a catture importanti.
Grazie alla mia VE-33OR riesco a sostenere l’azione di pesca. L’Egi buca la forte opposizione del vento frontale, raggiungendo la distanza di 35/40 m. Il suo affondamento veloce impedisce al vento di trascinare il filo che resta al di fuori dell’acqua nella fase di lancio e mi permette di entrare velocemente in pesca. La sua velocità di affondamento si oppone alla corrente laterale ed una volta raggiunto il fondo mi permette di ridurre drasticamente la diagonale che tende a formare il trecciato in queste condizioni. In queste situazioni le Sumizoku Deep del 3.5 hanno un alto potere adescante perché traggono vantaggio dalla corrente laterale. Durante la permanenza sul fondo, questa innesca sull’egi un movimento ondulante estremamente naturale, corrente che su un egi della serie normal ha l’effetto negativo di una deriva troppo veloce.

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Passa una buona oretta di tentativi infruttuosi, ma intanto il vento diminuisce la sua intensità e la pesca diventa decisamente più piacevole. Continuo ad utilizzare la mia Deep che adesso raggiunge distanze maggiori e mi consente di esercitare un raggio d’azione più ampio.
Carico la mia St.Croix Eyecon ECS70MLF ed effettuo un bel lancio lungo e pulito, attendo che il mio Egi raggiunga il fondo, stimato intorno agli 8 m, ed inizio il recupero. Qualche jerkata, seguita dalla solita pausa… tendo il filo ed avverto una leggera resistenza. Ad una mano inesperta potrebbe sembrare una piccola asperità del fondale che oppone resistenza all’avanzamento dell’Egi, ma io so bene che non è così. Forse un Polpo (Octopus vulgaris) che allunga uno dei suoi sinuosi tentacoli per cercare di catturare la sua preda, o forse si tratta di una grossa Seppia (Sephia oficinalis) che sosta invisibile a pochi centimetri dalla mia esca e che ne tasta la consistenza. E’ possibile, ma probabilmente è la preda principe di questa tecnica, la più divertente, il Calamaro (Loligo vulgaris). Non importa se ti trovi a decine di metri da me ed a diversi metri dalla superficie, hai perso il tuo vantaggio, so bene che ci sei. Una, due, tre pennellate della mia St.Croix Eyecon innescano la danza letale ed irresistibile dell’Egi, qualche scatto della frizione mi garantisce che l’esca si muove con estrema naturalezza. La trappola è tesa!
Appena due o tre secondi di pausa, tendo con estrema delicatezza il trecciato e sento il suo abbraccio letale, un colpo ben assestato e ferro il predatore che in una frazione di secondo è divenuto preda. Il Calamaro è di buona stazza, è scaltro, cosa credi? Altrimenti non si raggiungono certe dimensioni! Ha già capito l’inganno, lancia la sua nuvola d’inchiostro ed inizia a pompare il suo sifone per fuggire nel blu. Mi dispiace per lui, ma non gli servirà, le spugnette della mia Sumizoku sono affilatissime ed hanno penetrato a fondo la sua carne tenera e delicata. La mia St.Croix Eyecon gli mostra il suo lato dolce, la sua vetta sensibile e progressiva che asseconda le sue pompate ad hoc, intanto io allento la frizione e lascio che la preda prenda qualche metro di lenza. E’ veramente imbufalito e bisogna lasciare che sfoghi la sua ira. Inizio il recupero pompando la canna, ispiro il mio movimento al suo ritmo di nuoto, il mio braccio gli mostra il lato amaro della mia St.Croix Eyecon, la sua robusta schiena! Mi guardo intorno alla ricerca di un punto di uscita , mi sposto di qualche metro a destra e continuo il recupero in diagonale. Grazie al mio trecciato T.O.W. R.E.A.L. PE 4capi multicolor mi accorgo che l’azione di recupero è quasi terminata ed a circa 15 metri dal terminale eseguo uno spostamento correttivo a sinistra per guadagnare una posizione frontale rispetto alla preda. Mi trovo in una posizione svantaggiata, il vento teso fin dalla notte avanti ed il mare formato hanno creato un gradino alto circa 70 cm nel bagnasciuga ed io sono senza stivali. Recupero i metri restanti e sento la forte resistenza della risacca, è il momento di fare una pausa, attendo l’onda successiva ed accelero il recupero al massimo lasciando che l’onda spiaggi per me la preda che resta in bilico a solo 10 cm dalla vetta del gradino di ciottoli. Attendo paziente con il filo appena in tensione l’onda successiva, ma è troppo debole e lavora a favore del calamaro, facendogli guadagnare alcuni centimetri verso il mare. E’ il momento di osare, abbasso la vetta della canna fino a portarla parallela alla spiaggia e gli mostro la grande riserva di potenza della mia St.Croix Eyecon. La salda presa del mio Egi non viene meno e mi permette di terminare il recupero in tutta sicurezza.
Accendo finalmente la lampada e godo della vista di un esemplare bellissimo dal colore porpora vivido, stimato sul chilogrammo, l’egi è agganciato tra i tentacoli corti ed è penetrato a fondo con entrambe le corone. Seguono le foto di rito ed un difficoltoso autoscatto che alla fine è risultato fuori fuoco 😦 .

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La pescata è proseguita per un’oretta senza altri risultati, ma ero ugualmente soddisfatto . In questo periodo della stagione i calamari diventano di taglia maggiore, ma il numero di catture diminuisce drasticamente, tuttavia il divertimento e la soddisfazione di una cattura di taglia ripaga largamente la mancanza di quantità. Grazie alla mia attrezzatura impeccabile, ed all’attenzione che ho prestato nelle fasi di preparazione e pianificazione della battuta, sono riuscito a realizzare l’occasione che il mare mi ha offerto, non c’è soddisfazione più grande.

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L’Eging è una tecnica che mette a dura prova l’attrezzatura, il terminale in fluorcarbon dello 0,22 mm e lo spezzone di trecciato che lo segue dal diametro di 0.8/1.0 PE, viene letteralmente macinato dai continui recuperi a contatto con il fondo. Per questo motivo bisogna optare per fili di alta qualità e la mia scelta non poteva che ricadere sul T.O.W. FNSS Fluorocarbon da 8 lb per la realizzazione del terminale. Come trecciato ho optato per il T.O.W. R.E.A.L. PE 4capi da 13 lb, un trecciato multicolor a 4 capi ideato per tutte le tecniche di pesca Light ma che richiedono sensibilità e robustezza, un trecciato dal carico e dalla longevità impressionante. A completare il tutto un moschettone Damiki Double Lock Snap, misura #0. Questi moschettoncini hanno un’anima veramente sottile che unita alla loro dimensione ridotta li rende ideali per agganciare l’Egi senza ostacolarne il movimento. Sono veramente veloci da aprire e chiudere, qualità che rende semplice i cambi di artificiale, garantendo sempre un’ottima tenuta.

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A tutti coloro che storcono il naso per l’assetto troppo leggero, voglio ricordare la mia cattura più importante dell’anno, un bestione di 2 chilogrammi che ho lavorato senza problemi. Potete osservarlo nelle ultime tre foto (inedite) dell’articolo. La foto pubblicata all’epoca della cattura la conoscete già, ma per chi non l’avesse vista ecco il link.

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Tonino Grillo

T2 Tribe

Harimitsu Sumizoku “Aori-Ika Killer”

Finalmente è arrivato il freddo!!! Molte persone si chiederanno “perché finalmente?!?” Ebbene si, perché per chi pratica l’Eging è un gran momento, un momento atteso tutto l’anno.

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Una bella Seppia invernale

Si incomincia a respirare un’aria più’ pulita e l’acqua di conseguenza comincia a raffreddarsi. Il termoclino si abbassa, l’attività’ diminuisce, niente più’ movimenti a galla ne attività’ frenetica di pesce foraggio. Insomma c’è aria di cambiamento anche nel mondo acquatico! Molte specie ittiche diventano fortemente apatiche sia agli stimoli dei nostri “Plasichetti”, sia nelle loro abitudini. Tutto cio’ dovuto all’abbassamento delle temperature sia esterne che di conseguenza interne. C’è pero’una specie che fa eccezione e che proprio in questo periodo risale le profondità tenute durante tutto il periodo estivo giungendo nel sotto costa, dove essendosi raffreddata l’acqua, trova il giusto habitat per procacciare e stazionare fino in primavera. Sovrano incontrastato delle tenebre e non solo, stupefacente predatore forse uno dei miei preferiti proprio per la fisionomia che ricorda un po’ una creatura extraterrestre e per la totale diversificazione da un qualsiasi altro pinnuto che nuoti libero in un qualsiasi altro Mare o Oceano del Mondo. Una creatura estremamente singolare ed unica nel suo genere: il Calamaro (Loligo vulgaris)!!!

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Primo piano di un grosso Calamaro “abbracciato” ad un Egi Sumizoku

 

Rientrando a far parte della famiglia dei Cefalopodi insieme alla Seppia (Sephia officinalis) ed il Polpo (Octopus vulgaris), benché sia presente saltuariamente un po’ tutto l’anno nel sottocosta, in alcuni periodi che vanno dall’autunno inoltrato fino a poco prima dell’inizio della primavera, c’è un’incremento di questo predatore, e in particolar modo di esemplari di taglia notevole che potranno essere insidiati con la tecnica dell’Eging.

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Detto questo volevo introdurre, anche se già utilizzatissime da moltissimi pescasportivi, un’esca di un noto brand giapponese, importato in Italia da T2Distribution SRL. sto parlando degli egi  Sumizoku della Harimitsu. Un brand specializzato nella creazione di attrezzature rivolte all’Eging pesca nata e diffusissima in Giappone da tempo immemore, e successivamente introdotta in Europa e in Italia. Di recente mi sono imbattuto ad utilizzare questo Egi di assoluta qualità. Parlo di assoluta qualità perché è realmente tangibile sin dalla prima volta che si tocca con mano quest’esca, curatissima in modo maniacale nei dettagli, viene presentata in una quantità’ di colorazioni veramente imbarazzante e in 4 differenti modelli:

#2.0 per un peso pari a 6.5gr x 6.3cm

#2.5 per un peso pari a 10gr x 7.8cm

#3.0 per un peso pari a 15gr x 9.5cm

#3.5  per un peso pari a 21gr x 11,5cm

 

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Una bella selezione di Egi Sumizoku pronti per entrare in pesca

Già nell’immagine qui sopra, e da quanto detto precedentemente, le colorazioni e i modelli sono veramente molteplici. Quindi avremmo una vastissima scelta da utilizzare nelle situazioni più disparate di luce, trasparenza dell’acqua, presenza di corrente sostenuta o meno e soprattutto dalle batimetriche che andremmo a battere per insidiare i nostri amici con i tentacoli.

Andiamo ora a descrivere quest’esca entrando nello specifico e tastando i punti fondamentali.

Come si può’ vedere nella prima immagine che rappresenta la parte superiore dell’Egi, il corpo dell’esca (partendo dalla scritta Sumizoku) è curato fin nei minimi dettagli. Le piume sono di primissima qualità, e vi assicuro che basta calarla in acqua per notarne subito la mobilita’ che hanno durante il movimento. Inoltre non si rovinano come in molte altre esche data l’attaccatura al corpo che è veramente solida e ben fatta. La livrea è estremamente realistica e resistente al poderoso becco dei Cefalopodi, un punto di forza se vogliamo un’esca duratura nel tempo.

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Particolare delle finiture di un Egi Sumizoku

 

Passando alla seconda immagine si può’ notare quanto il solido il doppio cestello montato. Personalmente l’ho voluto mettere a paragone con un’altro Egi di fascia media e credo che le immagini parlino da sole. Utilizzandolo ed effettuando diverse catture (e anche incagliandolo molte volte), posso dire che è veramente solido, affilato e difficilmente spuntabile. Caratteristica fondamentale per penetrare le carni di questo predatore che, essendo morbide e delicate, con un cestello ben affilato non ci farà rischiare di slamarlo. Inoltre ogni singolo cestello presenta un Gap (ovvero l’apertura totale dell’amo) che non essendo troppo ampia,farà si che una volta ferrato il Cefalopode, sarà difficile perderlo. Personalmente mi è capitato, quando non disponevo o non avevo a portata di mano un guadino, di sollevare di peso Seppie e Calamari senza problemi.

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Il cestello di una Sumizoku messo a confronto con quello di un Egi di altra marca

 

 Passiamo ora alla parte pratica e alle catture. Solitamente preferisco insidiare questi predatori o all’interno dei porti o su scogliere naturali con fondali misti che possono variare da roccia, sabbia o posedonia ma sempre su batimetriche non troppo importanti (di solito dai 3-4 mt ad un massimo di 15-20 mt). Questo per consentire all’Egi di lavorare egregiamente in quasi tutte le situazioni che ci vengono poste dai fattori ambientali (corrente, luna, acqua etc).

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Un bel Calamaro catturato su scogliera naturale in 15mt di fondo con Sumizoku del 2.5 color Abalon Custom

Una cosa che ritengo molto importante da dire è che questa è una pesca estremamente relativa, nel senso che anche se magari peschiamo su molto fondo e la situazione richiede un’Egi del 3.0-3.5, la cosa più importante da fare è capire in quel momento a quale altezza i cefalopodi stanno cacciando. Personalmente mi è capitato più volte di pescare su alti fondali con corrente sostenuta ma di trovare i Calamari ammucchiati in zone estremamente superficiali della colonna d’acqua. Io utilizzavo una Sumizoku Egi Deep o comunque in grammature pesanti, e non avvertivo abboccate. Invece cambiando Egi con una 2.0-2.5, lasciata molto libera a fluttuare in corrente con un’affondamento lento invece di colpo si sono manifestate le catture. Quindi durante la sessione si deve cercare di variare il più possibile sia nelle grammature, sia nei colori.

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Piccolo esemplare di calamaro catturato al tramonto con Sumizoku 3.0 colore Abalon Custom su un fondale roccioso.

Differentemente dal Calamaro, la Seppia se ne differenza poichè è  insidiabile durante tutto l’arco della giornata, con un’incremento dell’attività nelle prime ore notturne. Il Calamaro invece sarà più attivo al crepuscolo (che reputo il momento topico per catturarlo) e durante la notte. Il Calamaro è un Cefalopode di branco, ed è raro avere momenti di attività continua e costante. Giungono a flotte, predano e poi spariscono, rendendo così la pesca intervallata da momenti di attività frenetica a momenti di totale assenza. Non sono mancate occasioni in cui ho effettuato catture di esemplari estremamente grossi di calamari durante ore diurne, è raro ma non impossibile. Di solito queste catture sono avvenute nei mesi più freddi dell’anno come Gennaio e Febbraio, in condizioni di acqua totalmente ferma e cristallina.

Seppia con totanara Sumizoku

Seppia in area portuale su Sumizoku del 3.0

Vi saluto con questa foto “Only for adult and perverse anglers”

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Andrea Desiderio a.k.a. SpinPassionCapri

T2 Tribe

Un approccio marino molto “R.E.A.L.”

TOW REAL PE

Una bobina di T.O.W. R.E.A.L. PE4 9 lbs nel suo ambiente naturale

R.E.A.L. sta per Rock Egi Aji Light Game.
Beh che dire l’acronimo dice tutto!!!
Si tratta di una treccia a 4 capi, multicolor, di diametri sottili ( 9,11,13 e 15 LB). Già al tatto risulta molto resistente, tondo e compatto! La circolarità del filo è la cosa che preferisco; spesso si trovano trecciati appiattiti che formano delle antiestetiche e scomode torsioni che provocano le spiacevoli parrucche. Quando si ha a che fare con diametri cosi sottili, gli inconvenienti sono sempre dietro l’angolo! Ecco perchè è indispensabile una qualità del prodotto che miri all’eccellenza. Quando lo imbobineremo, ci accorgeremo come segua perfettamente il profilo della bobina. La cosa che mi ha stupito del TOW R.E.A.L. PE 4capi è la sua resistenza alle trazioni; non ha mai ceduto alle sollecitazioni dei test, da me effettuati, sulle legature. Spesso nella realizzazione del “Tony Pena”si verifica, quando abbiamo a che fare con trecce di mediocre qualità, il non scorrimento delle spire sul fluoro carbon, tagliandolo alla prima trazione; peggio ancora, a legatura finita, quando andiamo per testarlo, il trecciato cede sopra il nodo… Immaginiamo se questo accadesse con un pesce inportante??
Il TOW R.E.A.L. PE 4capi Non ha mostrato nessuno di questi problemi..

TOW REAL PE tony pena

Una perfetta legatura tra terminale e TOW R.E.A.L. PE4. Dalla foto si nota come le spire si dispongano in modo ordinato.

Ma ora parliamo di come si comporta in azione. Ho avuto modo di testarlo in tutte le tecniche per cui è nato.
Iniziamo con il Light Rock Fishing.
La compattezza e la sottigliezza che contraddistinguono il TOW R.E.A.L. PE 4capi ci permettono di lanciare grammature esili e di raggiungere distanze notevoli. Ci garantisce percezione e contatto continuo con l’esca consentendoci di ispezionare meglio i vari anfratti.

Scorfano Reins

Un bellissimo “Scorpaena maderenis”, preda omune del Light Rock Fishing, comunemente conosciuto come Scorfano squamoso, pescato alle Isole Eolie.

Stesso discorso per il Light spinning.
Perfezione e distanze nei lanci, alta sensibilità sull’esca facendoci sentire ogni minima vibrazione; per intenderci, un DUO Sperhead Ryuki 70S ci trasmette delle vibrazioni equiparate ad un artificiale da 12cm su attrezatura da spinning normale.

Sugarello Ryuki

Magnifico esemplare di “Caranx chrysos”, comunemente chiamato “Ricciola sauro”, insidiato grazie alla sinergia tra pescatore ed artificiale, garantita dal TOW R.E.A.L. PE4.

Passiamo ora all’Eging, praticato sia da terra che dalla barca.
Dalla riva, grazie alla sua sottigliezza, ci consente di pescare con Egi da 2.0 e 2.5 anche con condizioni di vento laterale e corrente sistenuta. L’Eging è una tecnica dove tra le braccia e l’esca deve esserci un filo conduttore che ci tiene sempre in contatto perenne. Il TOW R.E.A.L. PE4 assolve perfettamente a questo compito.

TOW REAL PE seppia

Foto del nostro amico Francesco Li Bianchi di una Seppia insidiata dal naturale movimento, impresso grazie al TOW R.E.A.L. PE4 9 Lb, della Sumizoku 2,5 colore VE -22EPC.

Dalla barca invece, serve tagliare la corrente per mantenere una certa verticalità. L’ho testato con il DUO D- Squid da 28 gr. In situazioni di scarroccio sostenuto, è necessario lanciare per anticipare la direzione della corrente; l’azione di lancio, con pesi simili, potrebbe provocare un’uscita sproporzionata del trecciato dalla bobina con conseguenti parrucche. Nel nostro caso invece questo non accade, permettendomi di mettere a punto ogni accorgimento per questa tecnica…. e i risultati sono garantiti!!!

DUO D-Squid

DUO D-Squid con sullo uno sfondo la colorazione di una Seppia appena catturata

Per una mia filosofia di vita, prima di parlare di un prodotto e di esprimere un mio giudizio, voglio testarlo in tutte le situazioni possibili..
Vi ricordate del mio precedente report sul Light vertical game”??
Beh credo che per Il TOW R.E.A.L. PE 4capi nella misura da 9 lbs non ci sia test peggiore o migliore ( dipende dai punti di vista). Questa stupenda treccia a 4 capi, fa portare esche di 28 g, e anche meno, a -60 mt. Oltre a permettermi di pescare a queste notevoli profondità, mi garantisce un effetto insidioso senza eguali. L’ultima mia esperienza, che mi ha lasciato senza fiato, è stata la cattura di un Pagello (Pagellus erythrinus) di 2,4 kg a circa 58 mt, che ha abboccato ad un Black Flagg Liqvidd Tiny Skyy Craww H.P. 2,75” colore Playa Craw. Questo pesce ha messo a dura prova la St.Croix Eyecon ECS70LF da 1/16-1/4 Oz, il TOW R.E.A.L. PE4 a cui ho connesso come terminale il TOW FNSS Fluorocarbon da 8 lbs. Il pesce mi ha impegnato per circa 15 minuti sul fondo, diverse sono state le sfuriate e in molti momenti ho creduto che qualcosa di tutto il complesso pescante, molto light rispetto alla situazione, potesse cedere. Ed invece tutto ha retto anche oltre le mie aspettative!! Ecco la foto di una delle catture più soddisfacenti per me.

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Un grosso Pagello catturato St. Croix Eyecon ECS70LF, TOW R.E.A.L. PE 4capi 9 lb con terminale TOW FNSS Fluorocarbon da 8 lbs ed esca Black Flagg Liqvidd Tiny Sky Craww H.P. 2,75”

In conclusione voglio aggiungere che il TOW R.E.A.L. PE4, è un trecciato da potenzialità che vanno oltre le normali attese, con un’ottima risposta alle prove che ho voluto fare prevalentemente in mare dove, anche solo la salsedine può essere motivo di usura.

Rocco Alfieri

T2 Tribe.

IL BALHAE, IL METAL JIG UNIVERSALE

Se c’è una tecnica che non ha mai attirato la mia attenzione è proprio lo spinning alla cheppia (Alosa fallax). E’ una pesca che perlopiù ho sempre visto praticare dagli anziani locali: spalla contro spalla a lanciare, spesso con attrezzature improponibili, vecchi ondulanti “insacchettando” tutto ciò che rimaneva all’amo… Insomma, questa visione poco romantica dello spinning alla cheppia me ne ha sempre tenuto lontano.

Ma quest’anno qualcosa è cambiato… Tutto è iniziato a fine aprile quando, quasi per caso, mi faccio convincere a dedicare una pescata alla cheppia. Seppur poco convinto, faccio buon viso a cattivo gioco e scelgo l’attrezzatura da portarmi dietro: una 5/8 da 7’ non troppo rigida in grado di lanciare e gestire esche dai 5 ai 20gr. L’idea, carpita in rete, è quella di utilizzare come esca i metal jig che normalmente uso in mare e dei quali sono ben fornito.

Lo spot è per fortuna deserto, siamo soli io e il socio di pesca. I segni in acqua sono inequivocabili e la presenza dei pesci è chiara fin da subito. Ma per avere i primi attacchi dobbiamo capire come pescare. Non appena capito “cosa” lanciare e “come” recuperarlo arrivano infatti le prime mangiate di quella, che alla fine, si rivelerà una pescata estremamente divertente con numerose catture (tutte puntualmente rilasciate), inseguimenti e cheppie slamate.

La prima giornata alla cheppia si conclude così, con tanta voglia di riprovarci. Purtroppo pochi giorni dopo è iniziato il periodo di chiusura e abbiamo dovuto lasciare (giustamente) in pace i pesci. Ma alla riapertura, in questi primissimi giorni di luglio, ci siamo ritrovati sul fiume e qualche altra cattura l’abbiamo fatta!

Eccone alcune, mie e del socio di pesca, fatte nelle varie uscite:

 

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cheppia damiki balhae 2.1

 

 

Nonostante la massiccia presenza di pesce, sia chiaro, allamarne una non è così scontato. E’ infatti di fondamentale importanza trovare l’esca giusta e recuperarla nel modo giusto. Nel mio caso (e non solo nel mio…) l’esca giusta è stata il Balhae il metal jig di Damiki di cui ho già avuto modo di parlare in precedenza (DAMIKI BALHAE, IL METAL JIG!) e che mi ha sempre dato belle soddisfazioni.

E non mi ha deluso neppure stavolta! Recuperato linearmente, sfruttando la sua azione di nuoto che potrei definire “wobbling stretto”, con frequenti stop & go e variazioni di velocità è stato spesso in grado di scatenare l’istinto predatorio delle cheppie anche quando la loro attività non era proprio intensa.

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E’ un’esca estremamente facile da usare: sul lancio, soprattutto se abbinato ad una treccia morbida, liscia e sottile come la nuova R.E.A.L. PE di TOW, vola via lontano, in acqua lavora efficacemente in tutte le situazioni (dai cavalloni marini ai forti correntoni tipici dei “torrentoni” di fondo valle) e si adatta ad una infinità di recuperi lasciando al pescatore solo l’imbarazzo della scelta.

Il Balhae è quindi un metal jig senza ombra di dubbio ben fatto. Si presta ad una moltitudine di tecniche: strepitoso in salt water si è rilevato micidiale anche in acqua dolce sulle cheppie. E molto incoraggianti sembrano essere anche i risultati ottenuti con i persici reali… ma di questo parleremo un’altra volta!

damiki balhae cheppie alosa fallax

 

A questo punto è opportuno spendere due parole anche per la treccia che, in questa particolare pesca (così come in altre), svolge un ruolo fondamentale migliorando la qualità della pescata con conseguente maggior soddisfazione. Sia chiaro, si pesca anche con un nylon dello 0.30, ma si gode poco…

Ma quali sono le caratteristiche che dovrebbe possedere un buon braid? Secondo me:

  •  morbidezza: garantisce una perfetta imbobinatura ed una fuoriuscita fluida del filo guadagnando importanti metri nel lancio senza rischiare “parrucche”. Ho notato che durante la pescata il branco di cheppie tende a spostarsi continuamente nel tratto di fiume in cui staziona costringendoci a “cercarlo” perlustrando l’intera zona di pesca. A volte possono essere sotto riva, altre volte a centro fiume ma altre volte ancora sulla riva opposta. Riuscire a lanciare la nostra esca (a volte di pochi grammi) a distanze notevoli è quindi spesso fondamentale.
  •  sensibilità: va da se che pescando a “lunga” distanza è essenziale avere una treccia molto sensibile che ci faccia stare sempre in contatto con il nostro artificiale riducendo le ferrate a vuoto;
  •  ottima resistenza sia al nodo che come carico di rottura: un ottimo rapporto tra diametro e carico di rottura ci da la libertà di optare per diametri più sottili. Ciò comporta lanci più lunghi e meno resistenza alle forti correnti laterali del fiume (il filo non forma la fastidiosissima “pancia” che ci farebbe perdere il contatto con l’esca costringendoci a recuperi troppo veloci).

Bene, è possibile ritrovare tutte queste caratteristiche di sensibilità, facilità di lancio e affidabilità nel nuovo R.E.A.L. di TOW il braid 4 fili multicolore che si sta dimostrando un gran filo adatto a tutte le tecnice light sia in f.w. che in s.w. dallo strepitoso rapporto qualità/prezzo.

REAL PE TOW BLACK FLAGG

Cheppia4 - damiki balhae r.e.a.l. pe tow

 

Cosa aggiungere? La mia considerazione per questo pesce è senza dubbio aumentata: predatore vorace e buon combattente in grado di esibirsi in salti spettacolari, cosa chiedere di più?

 

Prima di chiudere mi piace ricordare che quello che scrivo è frutto delle mie esperienze personali e sono concetti validi per i mie spot e per il mio modo di pescare. Nella pesca non esistono verità assolute (quello che è vero per me può non essere vero per un altro) e ninente può sostituire l’esperienza maturata sul campo pescando.

Con questo vi saluto, alla prossima!

Luca